Negli anni Cinquanta Pietro Piroso salì a bordo della Surriento, lasciando la sua casa e la sua terra per cercare un futuro migliore in Australia. Furono anni di lontananza, di lavoro duro, di sacrifici. Quando tornò, non comprò semplicemente un terreno: comprò un sogno. Quel sogno divenne questa terra.
La coltivò con le sue mani, con la fatica di chi conosce il valore di ogni raccolto. E fu proprio grazie ai frutti di questa terra che suo figlio Pasquale Piroso ebbe la possibilità di studiare e diventare architetto a Roma.
Alla fine degli anni Ottanta una variante al Piano Regolatore Generale trasformò questo terreno in area edificabile. Per molti sarebbe stata un'occasione da cogliere. Per Pasquale Piroso fu una scelta di coscienza.
Da architetto decise di mettere la sua professionalità al servizio della terra che aveva costruito il suo futuro. Redasse un piano di lottizzazione non per favorire l'edificazione, ma per impedirla. Fu un percorso lungo, complesso, fatto di ostacoli e di determinazione. Alla fine, questa terra ritrovò la sua natura agricola.
In occasione della prima edizione della Biennale dello Stretto del 2022, Pasquale Piroso elabora un progetto di residenze d'artista che sviluppa una nuova concezione dello spazio dell’abitare. L'obiettivo è quello di immaginare un ecosistema autonomo, formato da una rete di orti e piantagioni da frutto che si fondono in una dimensione comunitaria e centrale rispetto all’insediamento residenziale che li contorna.
Il progetto architettonico (non realizzato) consiste in una corte decentrata di palafitte, mimetizzate e sviluppate in altezza per salvaguardare la campagna e il territorio con il quale vanno a formare un insieme armonico e integrato. Le singole residenze d'artista si affacciano sulla vegetazione con rispetto e senza violarne la crescita naturale e la produzione di frutti, e vanno a comporre un villaggio sostenibile realizzato con materiali naturali e progettato per essere autosufficente.
Il connubio tra architettura, arte e natura è concepito in questo progetto come fonte di ispirazione. Lo scopo è rappresentare un villaggio che può nascere in ogni campagna di queste nostre terre mediterranee, applicando i principi dell’eco-progettualità nella creazione di uno spazio dell’abitare integrato nella dimensione comunitaria e naturale propria della vita contadina.
Dalla progettualità delle residenze d'artista, nel 2022 è nato RespiraTerra. Il nome di questo luogo è figlio da un gesto d’ascolto.
È stato Luigi Ontani a coglierne l’essenza profonda, a suggerire il nome Respiraterra e a disgnarne il logo: parola che è poesia, visione, dono. Un nome che racconta una terra viva, abitata, amata. Non costruita, ma rivelata.
RespiraTerra è divenuto un luogo d’arte fonte di idee e ispirazione per nuove opere, materia di dibattito e spazio di formazione per le nuove generazioni, a partire dalla valorizzazione della memoria storica della comunità locale.
Nella sua essenza, RespiraTerra è un museo diffuso in continua metamorfosi. Un laboratorio di sperimentazione e un nuovo spazio espositivo dove l’architettura sviluppa il suo rapporto organico con l’ambiente per realizzare un progetto che cresce nella natura e per la natura.
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