L’Italia possiede tutte le risorse necessarie ad affermare un nuovo modello di città interconnessa alternativo alla metropoli, grazie al tessuto che la caratterizza. La prossimità dei piccoli borghi alle città è un elemento di grande ricchezza del nostro territorio che richiede di essere valorizzato in una dimensione biunivoca e complementare. Come nella città dobbiamo lavorare per superare il concetto di periferia in quanto luogo secondario e separato dal centro, così dobbiamo rigenerare i nostri borghi quali piccoli centri parte di un tessuto interdipendente e connesso alle città.
L'architettura è certamente uno degli strumenti principe nella progettazione del futuro delle nostre città e gli architetti hanno la responsabilità di farsi interpreti e portavoce di una visione complessiva dello sviluppo dei sistemi territoriali. Servono linfa creativa e modelli di sviluppo capaci di generare nuove connessioni e superare il confine tra centro e periferia, tra città e borghi.
Non è più sufficiente che le grandi città siano l’unico luogo in cui si progettano e sviluppano tutte le innovazioni, ma è importante che queste vengano pensate e adattate anche alle necessità dei piccoli comuni. Occorre lavorare affinché i progressi fatti non vadano persi. I borghi non vanno considerati e progettati come delle alternative alla città, ma come luoghi innovativi dove sia possibile scegliere consapevolmente di andare a vivere, in una modalità connessa alla città.
Oggi i nostri borghi sono senza alcun dubbio un patrimonio irrinunciabile dell’italianità e rappresentano un volano economico interessante, con una popolazione complessiva di circa 10 milioni di residenti, pari al 17% della popolazione italiana, e con un’estensione geografica sul 54% della Penisola. Le attività turistiche, economiche e sociali che si possono intraprendere per la valorizzazione del patrimonio culturale, architettonico, enogastronomico e, non da ultimo, paesaggistico dei borghi italiani, possono rappresentare delle buone pratiche di turismo sostenibile e di convivenza con la popolazione residente.
Abbiamo bisogno di curare e rigenerare i borghi dove viviamo, salvaguardare la bellezza estetica del patrimonio residenziale e dell’arredo urbano, lavorare sulla qualità e quantità dei servizi e su una radicata presenza di scuole e spazi pubblici, così come su accoglienza e ospitalità. La valorizzazione e il recupero del patrimonio culturale, artistico ed enogastronomico va concepito non solo in relazione al centro dei borghi ma, come per le città, deve essere progettato in relazione al recupero e allo sviluppo del territorio circostante.
In questo quadro si inserisce la progettualità dei villaggi sostenibili intesi come luoghi di comunità interconnessi ai borghi. Qui lo spazio della natura diventa anche luogo delle arti, dove l’espressione creativa trae ispirazione dalla sinergia profonda che lega l’uomo al suo ecosistema naturale. In questi “palcoscenici naturali”, i linguaggi artistici contemporanei danno vita a nuove forme espressive che dalla cultura contadina, dalle tradizioni locali e dalla natura stessa, traggono la loro più autentica linfa vitale.
Il villaggio sostenibile è dunque un villaggio d’arte che può nascere in ogni campagna di queste nostre terre mediterranee. Noi lo sperimentiamo per la prima volta in Calabria, applicando i principi dell’eco-progettualità alla creazione di uno spazio dell’abitare che immerge artisti, creativi e intellettuali in quella dimensione comunitaria e naturale propria della vita contadina. Un luogo d’arte che vogliamo diventi fonte di idee, ispirazione per nuove opere, materia di dibattito e spazio di formazione per le nuove generazioni, a partire dalla valorizzazione della nostra memoria storica.
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